Claudio Marra-L’immagine infedele-la falsa rivoluzione della fotografia digitale-

La discussione sul passaggio dall’era della fotografia analogica a quella digitale è un argomento frequente ed i titoli e le discussioni sono ultimamente proliferati.

L’autore nel sottotitolo si chiede se si tratti di una vera rivoluzione.

Nella prefazione Marra vuole subito precisare che il suo non è un libro contro la fotografia digitale e prende le distanze da tutti coloro che “di fronte al nuovo, e soprattutto al nuovo tecnologico, automaticamente si abbandonano al triste rimpianto per ciò che non è più…” e fa un paragone con chi rimpiange i vecchi dischi in vinile, ma precisa che “…per la fotografia c’è in gioco ben altro…”

Il testo si addentra anche nella comprensione della struttura tecnica della fotografia digitale, perché Marra è convinto che ciò che si definisce “significato” o “messaggio” derivi direttamente dalla struttura materiale del mezzo.

Continua poi con gli interrogativi semiotici che il rapporto tra fotografia e realtà ha posto all’arte ed alla comunicazione in genere.

Il libro è corredato anche da una sezione “Sul campo” dove l’autore compila brevi schede dedicate ad una piccola selezione di autori con la volontà di offrire una breve ricognizione di quanto si sta realizzando in campo digitale. L’intento è pregevole perché permette di uscire dalle discussioni astratte e di passare ad aspetti più pratici, che è poi quello che più interessa noi fotoamatori.

Il testo è uno sviluppo di un saggio dello stesso autore del 2002 dal titolo “la falsa rivoluzione del digitale”, e questa necessità di riprendere dopo pochi anni l’argomento testimonia la vivacità della discussione in atto.

Il volume si conclude con due suoi precedenti saggi aggiunti in appendice.

Il primo del 2000 dal titolo “L’asse Rose/Duchamp“ non trattava di digitale, ma della presunta “ingenuità” della fotografia analogica nel riproporre la realtà “tale e quale”, argomento che oggi i “digitalisti” proclamano di aver superato dichiarandosi “postanalogici”. Era vera ingenuità? E’ stata veramente superata? E poi… anche se fosse, sarebbe un fatto infamante?

Nel secondo testo in appendice “A che Santa votarsi” l’autore racconta la storia di santa Veronica Giuliani, che, tra altre, è considerata la patrona delle fotografia (Veronica=vera icona), e un po’ provocatoriamente si chiede se il cambiamento del rapporto tra fotografia e realtà non debba anche far pensare ad un cambio di patrona: Cosa, come dice l’autore, apparentemente di interesse folcloristico, personalmente credo che in un paese di santi, poeti e marinai, che vive sempre ed ancora alla ricerca delle sue “identità”, la cosa può anche avere interessanti sviluppi.

Marra propone un interessante e originale confronto tra le due tecniche, ma per discutere di temi sempre aperti: fotografia e rappresentazione o manipolazione della realtà, la responsabilità del fotografo (se così si può ancora chiamare), la spinosa relazione con l’arte, ed i rapporti con l’informazione e la comunicazione.

Se l’avvento della tecnologia digitale ha cambiato il modo di fotografare, lo sguardo del fotografo, la mia domanda è: l’atto creativo fotografico è prima un atto tecnico o è un’idea espressiva?

Allora mi chiedo se l’arte manuale per sua natura sublima la realtà e la fotografia tradizionale invece la valorizzava, la fotografia digitale è in verità una antirivoluzione? Più che un falsa rivoluzione. 

Marra ci da la sua interpretazione sicuramente non di rottura, ma di mediazione tra mezzi espressivi (non solo figurativi, si pensi anche alla musica o alla scrittura), che nel digitale possono trovare unico prototipo di linguaggio, magari più consono al vero funzionamento del nostro apparato mentale nel percepire e  riprodurre la realtà.

Marra non tratta espressamente del  tema che ai fotoamatori è molto caro: la facilità di manipolazione (la post produzione per intenderci) che offre il digitale apre a tutti la possibilità di sublimare la realtà, cosa un tempo concessa solo ai capaci in tecniche complesse, ma approfondisce l’idea del rapporto tra espressione e mezzo, tra arte e comunicazione (magari solo documentazione)  ed alla fine è questo a cui, pur non confessandolo, pensiamo un po’ tutti quando immaginiamo, scattiamo, scegliamo e presentiamo le nostre “opere”.


Claudio Marra insegna Storia della fotografia al DAMS di Bologna ed ha all’attivo vari testi sull’argomento.


Recensione pubblicata nel mese di gennaio 2008 in  qTp Magazin N° 0 – http://www.qTp.it.


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